Tre casi clinici di ipnosi in cure palliative

 TRE CASI CLINICI DI IPNOSI IN CURE PALLIATIVE 

Rimando al mio precedente articolo per gli approfondimenti teorici. Ecco delle applicazioni cliniche dell’ipnosi dall’esito soddisfacente.

  1. Paziente con melanoma metastatico e disarticolazione chirurgica dell’arto superiore destro. Il paziente lamenta senso di freddo all’arto fantasma. Si induce l’ipnosi secondo l’algoritmo di Regaldo e alle prime fasi dell’induzione, durante l’estensione delle immagini di calore e rilassamento, generate sul braccio sinistro, all’arto controlaterale (in questo caso quello fantasmatico),  il paziente sussurra: “È passato”.
  2. Paziente con neoplasia polmonare e metastasi ossee ed encefaliche. Giovane uomo padre di due bambini. Il dolore al rachide e alle coste appare refrattario alla morfina e fentanyl per una componente presumibilmente ansioso-depressiva (non sembra in apparenza un dolore molto coinvolgente ma il paziente si dichiara insoddisfatto e appare inquieto). Previa somministrazione della usuale dose di morfina si induce l’ipnosi registrando l’audio dell’induzione. Al termine della seduta il paziente emerge dal rilassamento riaprendo le palpebre a fatica ed esclamando: “ Tanta roba!”, con netta riduzione del dolore. L’audio viene utilizzato nei giorni successivi anche in sostituzione alla sedo-analgesia.
  3. Paziente di cinquant’anni con carcinoma del pancreas. Sintomi da reflusso gastroesofageo, ansia, dolore epigastrico. Previa morfina si induce ipnosi con suggestioni di analgesia e dissociazione. Al termine il paziente riposa e non è, per alcune ore, facilmente risvegliabile. La madre riferisce in seguito ai curanti che il paziente avrebbe tratto maggior giovamento da questa seduta che non dai colloqui avuti con lo psicologo. In questo caso non mi è possibile ricostruire se il paziente fosse già stato sottoposto a morfina o se fosse quella la prima somministrazione (in tal caso l’interpretazione del ruolo dell’ipnosi non risulterebbe semplice, ciò non pertanto la mia lettura è che sia stata un cofattore molto utile).


Da questi primi appunti e da numerosi altri casi meno incisivi sto iniziando a formulare l’ipotesi che i soggetti che traggono maggior giovamento dall’ipnosi siano giovani adulti (o comunque, se non giovani, non troppo anziani).


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