Riflessioni occidentali su un caso clinico di moxibustione


Nel caso interessante di moxibustione qui descritto (https://pensieridiunmedico.blogspot.com/2025/09/dispnea-da-insufficienza-polmonare.html?m=1 ) il medico occidentale rimane di solito disorientato dall’uso di una diagnostica e di una terapia che non ha basi fisiopatologiche scientificamente riconosciute. 

Per spiegare le mie scelte in modo agevole e poco prolisso immagino un dialogo con un collega.


Qual è dunque il razionale di una scelta terapeutica (e in parte diagnostica) basata sull’antica medicina cinese?”

La risposta è molto pragmatica: in questo caso la medicina occidentale non poteva fare molto di più (una volta usati tutti i farmaci disponibili per la dispnea o -come in questo caso- una volta rifiutato dalla paziente stessa un aumento dei dosaggi) il medico occidentale ha le mani legate. Non si tratta certo di un caso di tale gravità da richiedere (per sintomo refrattario) una sedazione terminale; il sintomo è refrattario solo per scarsa volontà della paziente di adeguarsi alla sonnolenza indotta da oppiacei (già tentata anche la strada della rotazione degli stessi)

Dunque l’ unica possibilità per lenire il sintomo sono le medicine alternative.

“Ma questo ragionamento, caro collega, potrebbe portare a giustificare qualunque scelta terapeutica, dall’omeopatia alla stregoneria!”

Può portare a qualunque scelta, è vero, purché però sia scientificamente priva di effetti collaterali. Se per esempio, in scienza e coscienza,  io so che questa operazione con il sigaro di moxa non porta ad alcun effetto collaterale percentualmente significativo, posso procedere con la moxa senza alcuna remora etica o scientifica. Se anche si trattasse solo di un placebo, il placebo è di per sé scientificamente dimostrato!

Ma a che scopo usare la moxa con una “ricetta di punti” tratta dalla medicina tradizionale cinese? Non si poteva scegliere diversamente i punti?”

Le “ricette” di comprovata efficacia (a volte comprovata dalla sola tradizione cinese ma in altri casi comprovata anche da studi randomizzati) si trovano all’interno di questa medicina antica.

Per cui il medico occidentale spesso deve immedesimarsi nel medico cinese, ragionare come ragionerebbe lui, per ricavarne un insieme di agopunti utili. Non importa se non crede del tutto nelle basi di questi ragionamenti (che comunque spesso hanno una logica profonda e saggia), l’importante è seguire un percorso riconosciuto per arrivare a quei punti.

Un domani si scoprirà che il “deficit di Yang” non ha nulla a che fare con il motivo per cui questi punti hanno funzionato, ma nel frattempo, specialmente quando non ci sono protocolli occidentali all’uopo, è utile e interessante procedere così.

Esistono molti esperimenti che hanno mostrato come la saggezza cinese abbia visto giusto in molteplici interdipendenze anatomiche. Per fare un esempio, è stato dimostrato, su cavia, che il punto 36 Stomaco agisce davvero sullo stomaco. Ciò è davvero incredibile perché i meridiani per la scienza sono ancora indimostrabili, ma quel punto di quel meridiano agisce proprio sull’organo indicato dai medici cinesi!

La mole di studi sull’agopuntura può permetterci a volte, e sempre di più lo farà nel futuro, di scegliere i punti con criteri più precisi (per esempio in futuro potrebbe capitare che, sapendo che alcuni punti agiscono sul nervo vago, si possa usarli per ottenere un effetto vagale, oppure che si possano usare, come già si fa, punti locali per sfruttare “effetti cancello” sul dolore, o ancora usare punti che stimolano a diversi livelli la catena del simpatico…), ma fintanto che lo stato dell’arte è ancora non del tutto sistematizzato, bisogna procedere anche così, sfruttando sistemi di pensiero diversi e in parte obsoleti. 

Pensi che in futuro tutta l’agopuntura sarà inglobata in protocolli scientifici occidentali?

Ne dubito.

Bisogna considerare che non solo l’antica diagnostica cinese ha una sua razionalità profonda, benché non scientifica, ma esiste anche un aspetto psicologico e spirituale dell’agopuntura che non potrà mai essere sostituito da protocolli standardizzati alla occidentale. Magistrale in questo senso il brano del Su Wen tradotto da Maciocia sul modo in cui si inserisce un ago:

“Non osare essere negligente, come se si guardasse giù in un profondo abisso. La mano deve essere forte come se tenesse una tigre. Lo spirito [Shen] non deve essere confuso dalla moltitudine di cose, cioè bisogna avere una mente calma [Zhi] e osservare il paziente, non guardare né a sinistra né a destra.”


Capirete che i protocolli, le linee guida e gli algoritmi (per quanto utilissimi!) non potranno mai guidare del tutto lo Shen del dottore.


Commenti

Post popolari in questo blog

Quattro speranze (consigli per un malato)

La tutela dello stato di coscienza del paziente morente: analisi della sofferenza invisibile

Dispnea da insufficienza polmonare cronica trattata con morfina e Moxa