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Utilizzo del Bispectral Index Monitor per la sedazione terminale

 La Rivista Italiana di Cure Palliative ha pubblicato questo nostro articolo: https://www.ricp.it/archivio/3871/articoli/38575/

Perché non credo nell’eutanasia

Il dibattito fra coloro che desiderano approvare la legge sull’eutanasia (e il prodromico referendum abrogativo) e coloro che si oppongono mi vede schierato dalla parte di questi ultimi, o meglio, la mia posizione è “fate pure la legge, ma lasciatemi la libertà di essere obiettore di coscienza”. Non parto da un’astratta idea di sacralità della vita umana (benché per me la vita umana e il benessere delle persone siano di fatto le cose più sacre). Troppi slogan sono stati usati sia contro chi è stato ingiustamente accusato di essere portatore di “cultura di morte” sia contro chi è stato altrettanto ingiustamente accusato di voler far soffrire dei poveretti per adesione a vetuste ideologie. Parto invece dalle seguenti considerazioni: 1)il medico deve sempre operare per il massimo bene del paziente 2)solo in un caso la morte coincide al di là di ogni ragionevole dubbio con il massimo bene del paziente: quando siamo certi che ci troviamo agli ultimi giorni di vita e il paziente present...

Note sul vaccino Astra-Zeneca

  Volevo fare un esercizio di ragionamento sugli eventi drammatici associati in questi giorni alle vaccinazioni Astra-Zeneca. La statistica è sicuramente un’arma importante per le nostre riflessioni, ma la vita non è statistica: è fatta di fenomeni singoli, irripetibili e tuttavia legati da rapporti causa-effetto. Se un amico mi dà una randellata in testa e dopo pochi minuti perdo i sensi, un giornalista potrebbe affermare che il mio caso è assolutamente in linea con le statistiche degli svenimenti nel mio paese, anche fra i non-randellati, pertanto, secondo lui, attribuire alla randellata il mio svenimento sarebbe solo sciocca fobia per le randellate. Perché questo uso della statistica è sbagliato? Userò la statistica per spiegarlo. Se dobbiamo escludere un nesso di causalità tra una randellata e uno svenimento non è sufficiente stabilire che fra tutti i randellati gli svenuti sono più o meno nella stessa percentuale della popolazione generale. Non è detto infatti che la popola...

Definire il dolore

L’International Association for the Study of Pain (IASP)  definisce così il dolore: “un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata a un danno reale o potenziale del tessuto, o descritta con riferimento a tale danno” Tale definizione da un punto di vista filosofico ha un difetto: la circolarità . Dire  “spiacevole” e dire “dolorosa” è dire più o meno la stessa cosa. Cosa rende il dolore “spiacevole”? E cosa significa “spiacevole”? Anche la definizione di Tiengo contiene (meglio celata) una circolarità:  Il dolore è lo stato mentale associato all’attivazione dei circuiti della nocicezione cosciente (Tiengo, 2006). Laddove “nocicezione” non significa altro che “percezione del dolore”. Io propongo piuttosto questa definizione: Il dolore è una  sensazione corporea associata a un pensiero volitivo evitante. Qualunque sensazione corporea associata al pensiero “questa sensazione deve essere eliminata” è una sensazione dolorosa.     ...

MEDICI SCHIAVI E MEDICI ROBOT

MEDICI SCHIAVI E MEDICI ROBOT Sono un anestesista rianimatore e desideravo condividere alcune riflessioni sul mestiere di medico nel nostro sistema sanitario. Analizzerò per brevità solo il problema degli ambulatori. Oggi le visite mediche vengono spesso programmate dalle direzioni sanitarie in modo che si debba visitare un paziente ogni 15 minuti. Chiunque abbia studiato seriamente anestesia sa che preparare in 15 minuti un anziano cardiopatico che debba sottoporsi-per esempio -a un intervento di protesi di ginocchio è pura utopia (ne occorrono 60 a mio avviso).  Qual è la soluzione per il povero anestesista? Può scegliere: o prolunga l’ambulatorio a oltranza (con nervosismi e tensioni dei pazienti e degli infermieri nonché rischi di errore umano per affaticamento), o cambia lavoro, oppure ancora (ahimè spesso) lavora male. Il medico in simili condizioni non può che sbagliare, perché vedere un paziente in 15 minuti significa essere superficiali. Il sistema va avanti perc...

Articolo sull’anemia

Un bell’articolo sull’anemia negli anziani: https://www.aafp.org/afp/2018/1001/p437.pdf

3-I preliminari di un’anestesia spinale

I preliminari di un’anestesia spinale Se il vostro collega ha proposto un’anestesia spinale potete scegliere di fidarvi di lui,    oppure, soluzione consigliata data la situazione logistica dei nostri ambulatori, ricontrollare se l’anestesia spinale sia davvero una scelta sicura. Dovremo allora verificare mediante 4 punti che non vi siano controindicazioni: 1)Il paziente ha patologie del rachide? (Meglio domandarlo al paziente e non solo interrogare il cartellino) 2)Ha parestesie, anestesie, patologie del sistema nervoso centrale o periferico? 3)Assume farmaci antiaggreganti/anticoagulanti? 4)Ha una coagulazione alterata o piastrinopenia? La risposta deve essere no a tutte e quattro le domande (non discutiamo qui per semplicità i casi in cui un “sì” può essere comunque compatibile con l’anestesia subaracnoidea). Si può quindi posizionare il paziente, ma prima verifichiamo che tutto il materiale (set sterile, guanti, etc...) sia in confezioni integre e steril...
2-I preliminari di un’anestesia generale  Prima di analizzare estesamente la checklist anestesiologica studiamo i controlli che precedono un’anestesia. In primo luogo è importante presentarsi al paziente, cercando di mostrare empatia e di rendere l’atmosfera umana e cordiale, per esempio dissolvendo con opportune battute di spirito un clima troppo teso e silenzioso. Questo atteggiamento va osservato a maggior ragione nei bambini. Colloquio iniziale Chiederemo al paziente nome, cognome e data di nascita, intervento da eseguire, lato (sinistro o destro) in caso di intervento agli arti, le allergie, la presenza di protesi dentali o di denti instabili, la corretta osservanza del digiuno preoperatorio e così via, e apporremo un piccolo segno su ogni dettaglio verificato (questi segni servono semplicemente perché se nell’ambiente rumoroso e concitato delle sale operatorie dovessimo avere dubbi sul fatto di aver chiesto qualcosa, non saremmo costretti a ripetere la domanda). ...